La Nostra Terra

Categoria principale: La Nostra Terra Categoria: La Nostra Terra Creato Venerdì, 15 Giugno 2012 Ultima modifica il Martedì, 28 Maggio 2013 Pubblicato Venerdì, 15 Giugno 2012

Palazzo del Governo, sede del Consiglio e

del Presidente della Provincia di Cosenza

Gonfalone della Provincia di Cosenza

Stemma della Provincia di Cosenza


Istituzione

La provincia di Cosenza venne istituita con un decreto del 2 gennaio del 1861. Lo stemma, approvato con Decreto reale del 7 marzo 1938, ha la seguente descrizione: Il gonfalone è stato approvato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 43 del 3 giugno 1991. Lo stemma condivide la presenza della croce con gli stemmi delle province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia; è formato dallo scudo sul quale solitamente vengono figurate le armi, di forma sannitica quadrato ma in basso smussato ed aguzzo in punta, con sfondo in colore argento. La croce nera rappresenta il valore dei Crociati Calabresi che, sotto la guida di Boemondo Duca di Calabria, parteciparono alla liberazione di Gerusalemme. Lo scudo centrale presenta intorno gli accartocciamenti e i fregi tipici della foggia antica delle Province. Sopra lo scudo vi sta la corona, simbolo di sovranità, di forma ducale senza i simboli classici del ramo di quercia e di alloro, questi ultimi posti ai lati dello scudo, in quanto lo stemma della provincia di Cosenza, come per altre province, non conserva le forme stabilite per le Province, ma rientra nelle concessioni speciali, o meglio nell'art. 95 del R.d. n. 651 approvato il 7 giugno del 1943.

La provincia di Cosenza


La provincia di Cosenza ( pruvincia 'e Cusenza in cosentino ) è una provincia della Calabria. Con un territorio di 6.650 km, è la più estesa provincia calabrese, la quinta provincia in Italia per estensione. Con 734.414 abitanti, è inoltre la provincia della Calabria più popolosa, avendo però, una densità abitativa di soli 110,44 abitanti per Km2. Il territorio cosentino è piuttosto variegato, caratterizzato da una prevalenza di montagne e colline a dispetto di aree pianeggiante, ma con ampi tratti di costa, ed è suddiviso in 155 comuni. Ospita i principali centri ed enti scientifici e culturali della Calabria, ed ha sede pressoArcavacata di Rende l'Università della Calabria, il primo e più grande campus universitario in Italia, nonché il primo e più importante ateneo della regione. Affacciata ad ovest sul Mar Tirreno e ad est sul Mar Ionio, confina a nord con la Basilicata (Province di Potenza e di Matera), a sud con le Province di Catanzaro e di Crotone.

Storia

La provincia di Cosenza corrisponde grosso modo ai territori dell'antica provincia di Calabria Citeriore. La provincia calabrese, la più estesa della regione, ha vissuto stratificazioni culturali, le cui tracce sono ancora presenti su tutto il territorio, una storia millenaria ancora oggi visibile attraverso i reperti storici archeologici, i monumenti e i centri storici di tutti i 155 comuni che fanno parte della provincia.

Origini

I primi insediamenti e presenze umane nella provincia di Cosenza, databili grazie al recupero e al ritrovamento di utensili rudimentali come la selce, ma anche utensili in metallo, riconducono a diverse fasi che vanno dal Paleolitico inferiore, al Neolitico. Vi sono ritrovamenti che, seppur limitati per le trasformazioni dell'ambiente originario, accertano la presenza di gruppi di popolazioni nomade, con attività legate alla caccia e alla pesca.

Grotta del Romito a Papasidero

Paleolitico

Fra i siti più importanti di questa fase, abbiamo Tortora, Praia a mare e Scalea, luoghi dove sono stati ritrovati siti di origine Paleolitica. Altri insediamenti minori, ritrovati sul versante ionico della provincia, si associano ai siti appena citati. I siti più importanti sono posti in aree collinari del nord-est della provincia, di facile raggiungimento, e lungo corsi di acqua dei fiumi interni, quali il fiume Noce ed il fiume Lao. Fra i maggiori siti rinvenuti da scavi archeologici, il più importante resta quello della Grotta del Romito a Papasidero, ove sono state rinvenute incisioni rupestri raffiguranti bovidi.

Neolitico

Di questa fase sono stati rinvenuti insediamenti di gruppi di nomadi che comincia a praticare le prime forme di agricoltura e allevamento, con rinvenimenti sul luogo di manufatti in ceramica. Molti sono i siti nella quale sono stati rinvenuti interessanti testimonianze, alcune della quali si sovrappongono al periodo precedente. Le testimonianze riportano le abitudini dei gruppi nomadi del luogo, alcune primitive forme di commercio utilizzando la navigabilità dei corsi d'acqua delle aree interne e i primi tracciati rupestri di alcune vie di comunicazione, che collegano le aree collinari con le valli e le coste. Di questo periodo sono le civiltà rupestri che verranno assoggettate e conquistate dalla futura Sybaris. Il periodo del rame, invece, è poco significativo, o per lo meno lo risulta essere dai rinvenimenti e dai reperti trovati nella provincia. La cultura del rame è di derivazione campana e pugliese, ma gli scarsi reperti non riescono a restituire un quadro completo, mentre l'età del ferro è significativa grazie alle testimonianze rinvenute dalle necropoli di Spezzano Albanese e San Lorenzo, stabilimenti di età pre-ellenica.

 

Moneta Bruzia

I Bruzi

Età Greca

Molto rilevante è il periodo ellenico che ha vissuto la provincia di Cosenza insieme a tutta la regione Calabria. Periodo florido, da tutti i punti di vista, economico, politico e sociale, probabilmente il miglior periodo storico, ad oggi, di tutta la provincia. Significative sono i ritrovamenti delle colonie greche che hanno interessato e scritto la storia di questo periodo, e che andremo ad elencare sotto.

Le colonie greche

Il processo di colonizzazione da parte della Grecia verso quella regione che in seguito verrà definita Magna Grecia, comincia nell'VIII secolo a.C. Nella provincia di Cosenza, la colonia greca più importante è stata certamente quella di Sibari, fiorente città e struttura di centri urbani, che raggiunse la popolazione di 300.000 abitanti, con diversi centri abitati dislocati lungo la piana omonima, fino alle pendici del Pollino e la costa tirrenica, capace di controllare dunque, l'intera provincia cosentina. Altri centri di rilevata importanza sono Pandosia, città sorta in quella che è adesso il capoluogo di provincia, in un'area interna della Valle del Crati, Laos fondata da Sibari e che un tempo sorgeva sulla riva destra del fiume Lao, Scidros (posta tra Cetraro e Belvedere Marittimo), Clampetia (nell'area tra Amantea e San Lucido), Temesa (tra Amantea e Nocera Terinese) e Ursentum (l'attuale Orsomarso). Di minore importanza ma di uguale pregio ed interesse, da citare sono certamente i siti e i centri di Aufugum (l'attuale Montalto Uffugo), Argentanum (l'attuale San Marco Argentano), Bergae, Besidiae (l'attuale Bisignano) e Lymphaeum (l'attuale Luzzi). Lo stato delle colonie e dei centri urbani di questo periodo durerà circa sei secoli, nel corso dei quali varie lotte interne, mutazioni politico-economiche nel Mediterraneo e la presenza dei popoli Bruzi all'interno del territorio provinciale portarono alla scomparsa prima dell'influsso della Grecia su questi territori, e in seguito alla scomparsa delle stesse colonie, che coincisero con l'avvento dei Romani.

Età Romana

 

Via Popilia, antica via romana

Il territorio sotto la presenza dei Bruzi, venne ben presto fatto oggetto di attacchi da parte dei Romani, intorno all'inizio del III secolo a.C., che non trovarono grandi ostacoli da parte del popolo Bruzio nonostante il sostegno da parte dell'Impero dell'Epiro e di Pirro, sostegno che si spense con le guerre puniche nel II secolo a.C. Roma mutò drasticamente le condizioni sociali dei centri della provincia, colonizzando ampie parti di territorio, e dominando le antiche colonie presenti, quest'ultime soggetto a sovrapposizioni urbanistiche o edificazioni affiancate alle città preesistenti. La scomparsa della cultura bruzia e l'assimilazione di quella greca, segnarono un confine netto tra il passato e il presente di quel periodo. I romani si concentrarono nello sfruttamento delle risorse e dei minerali (vedi San Marco Argentano), mentre procedette ad un depauperamento del territorio, con l'estinzione dell'agricoltura e di tutte le attività portuali, e delle infrastrutture esistenti, eliminando il vecchio tracciato reticolare che collegava i vari centri interni, sostituendolo con la via Capua-Rhegium nel tratto provinciale della via Popilia-Annia. La via Popilia era una via realizzata a scopi militari, necessaria via di comunicazione per trasportare le risorse accaparrate nei territori occupati, e come collegamento fra i vari centri che stavano sorgendo lungo la stessa strada. La conseguenza del dominio romano fu soprattutto un totale abbandono delle antiche aree greche, fertili e strategiche sotto il punto di vista delle comunicazioni marine; in seguito si diffusero e svilupparono i centri urbani a mezza costa, più protetti da attacchi via mare, e attigui ad aree collinari facilmente coltivabili, centri urbani che ancora oggi costituiscono l'ossatura generale di praticamente tutti i centri storici urbani costieri della provincia, che solo nell'immediato dopoguerra, svilupparono nuovamente le aree costiere, dopo quasi due millenni di abbandono.

Medioevo

 

Gioacchino da Fiore

Il periodo appena successivo alla caduta dell'Impero romano, vide come protagonisti i Bizantini, che occuparono tutta la regione combattendo contro i Barbari, e i Goti che lasciarono ampie tracce del loro passato. Da citare anche i Longobardi che occuparono il nord della provincia per tutto il IX secolo. L'impero Bizantino ebbe comunque, il predominio per molti secoli, e su tutti i centri urbani della provincia. I maggiori centri di questo periodo furono Rossano e Corigliano che ancora oggi conservono ampie testimonianze dell'epoca bizantina, mentre con l'avvento dei Normanni si proseguì l'opera di recupero del territorio, iniziato con i Bizantini dopo la caduta dell'impero romano. Vennero erette importanti fortificazioni militari, ma significative saranno anche le costruzioni religiose di questo periodo, condotto da grandi personaggi. Dal XIII secolo in poi, la provincia e l'intera regione, subiranno un periodo di declino economico, dovuto essenzialmente alle lotte interne fra i fari livelli di potere, le diverse dinastie che si contenderanno i terreni e i feudi della provincia cosentina.

Il cristianesimo

In questa fase storica, importante e molto influente, fu l'avvento del cristianesimo di tradizione orientale. Giunsero molti monaci provenienti dal medioriente e dal nord dell'Africa, che importarono la cultura orientale della cristianità, ma anche nuovi metodi di coltivazione e di conduzione agricola. Il periodo fu piuttosto florido anche sotto l'aspetto sociale, favorendo l'aggregazione delle culture latine con quelle greche e quelle bruzie. Sorge in questo periodo l'eparchia di Mercurion (sistema urbano di luoghi di culto) e vengono edificati complessi religiosi di grande rilievo, specie nelle aree ioniche della provincia. I principali ordini religiosi di questa fase sono quelli dei Benedettini, dei Certosini e dei Cistercensi, di quest'ultimo ordine si stacco in seguito il ramo della riforma Florense. Tra le figure di spicco, in ambito religioso abbiamo invece San Nilo da Rossano, Gioacchino da Fiore da Celico e San Francesco da Paola, in ambito scientifico e filosofico invece spiccano le figure di Bernardino Telesio, mentre il reggino Tommaso Campanella insieme ad altri esimi studiosi, scienziati ed umanisti, daranno vita all'Accademia Cosentina.

Storia moderna

 

Ferdinando I d'Aragona

L'età moderna comincia con un periodo di forte incertezza, proseguendo dunque il percorso lasciato con il medioevo. Gli Aragonesi dovettero far fronte alla proteste contadine represse con la forza dalle truppe guidate da Ferdinando I d'Aragona. Difficile fu la ripresa economica nonostante vani tentativi di sostegno ad iniziative imprenditoriali. In questo periodo da evidenziare è l'arrivo di un forte contingente di profughi albanesi che daranno vita a numerose località, ancora oggi presenti sul territori, che seppero mantenere la cultura arbëreshëe le caratteristiche delle popolazioni che le fondarono. Si intensificano le strutture militari e si rinforzano quelle esistenti, a difesa da parte degli Aragonesi, della provincia minacciata dagli ottomani e dai francesi, oltreché ancora da lotte feudatarie interne. La sconfitta dei francesi per mano degli spagnoli, segnarono l'avvento dei napoletani, con Napoli vicereame spagnolo, in territorio regionale, con la Calabria che passa ad essere una provincia del Regno di Napoli, cosa che comportò l'ennesima crisi economica e sociale della provincia cosentina. Il territorio cosentino, venne utilizzato solo a scopo militare, tant'è che in questo periodo vennero eretti numerose torri di guardia a difesa del regno di Napoli. Vi furono inoltre, alcuni episodi di crudele barbarie, atti di pulizia etnica con la cacciata degli ebrei dal regno e lo sterminio delle popolazioni valdesi di Guardia Piemontese, episodi risalenti entrambi alla metà del ‘500. Da aggiungere anche due devastanti terremoti presenti e ricordati negli annali del regno, ossia il terremoto del 27 marzo 1638 e quello del1659, oltre ad una serie di pestilenze e carestie che decimano costantemente la popolazione.

Storia contemporanea

 

Fucilazione dei Fratelli Bandiera

La fase contemporanea inizia con gli impegni politici e amministrativi dettati da Carlo III di Spagna, che tentò di promuovere un miglioramento nel campo agricolo. Il lavoro di ripresa di questa attività verrà poi continuato da Ferdinando IV. Per poter promuovere le opere necessarie ad un rinnovamento nell'economia agricola, i vari governatori non si fecero scrupoli nell'utilizzare le ingenti risorse possedute dalla curia calabrese, un ingente patrimonio, tanto ingente da far ritenere necessaria l'istituzione di un ente gestore, la Cassa Sacra (fine XVIII secolo), ente attuato in concomitanza con un nuovo tragico terremoto, quello del 1783. L'esproprio dei beni ecclesiastici aveva lo scopo di risanare l'economia della provincia e della Calabria intera, procedendo unitamente con una distribuzione più equa della proprietà fondiaria. La riforma purtroppo non ottenne gli effetti sperati. Il governo francese cercò di riorganizzare l'assetto civile della provincia, eliminando il feudo, ma dovettero fare i conti con il fenomeno delbrigantaggio, che imperverso in tutta la regione, ed anche nella provincia, specie in Sila. I Borboni ritornarono al potere e cercarono di limitare il progetto di restauro civico intrapreso dai francesi, con la conseguenza di continui conflitti sociali e politici. Si alimentarono le prime speranze rivoluzionarie, segnate dalla tragedia della spedizione dei fratelli Bandiera. Nel 1860 Garibaldi in Calabria, e con l'Unità d'Italia si diede avvio ad una repressione fortissima del brigantaggio. La provincia di Cosenza venne formalizzata l'anno successivo, e così appare oggi come allora, con gli stessi confini e le stesse città. In ambito architettonico, la provincia visse un periodo altalenanta. Il Barocco sarà l'architettura che condizionerà lo stile di molti edifici e luoghi di culto. Iniziato il secolo precedente, il barocco, di chiara influenza napoletana si affermerà nei centri principali della provincia, in particolar modo a Mormanno e a Morano Calabro, centri che sforneranno grandi interpreti dell'architettura barocca. Nel campo della pittura emergeranno alcuni ottimi interpreti, tra i quali il rendese Cristoforo Santanna e soprattutto Mattia Preti, catanzarese originario di Taverna, considerato il più grande pittore calabrese di ogni epoca, uno dei maggiori esponendi di quest'arte di tutto il Seicento , che affrescherà molti edifici religiosi della provincia. Purtroppo la provincia non virà il periodo florido del secolo precedente, ma si assisterà ad un assestamento delle strutture già esistenti

 

Il Pollino

Territorio

Fanno parte del territorio provinciale la catena del Pollino (2248 m) a nord, la Catena Costiera sul tirreno, l'Orsomarso e il massiccio montuoso della Sila. Vi sono numerosi valli, le principali sono, la Valle Crati, e la Valle del Savuto, ed un'area pianeggiante, quella di Sibari. Sono presenti tre grandi laghi artificiali, Cecita-Mucone, Arvo e Ampollino, ed altri di minori dimensioni. Il fiume più lungo della regione Calabria è il Crati, che partendo dalla Sila, attraversa l'omonima la valle, dove è situato il capoluogo, Cosenza, e la piana di Sibari per sfociare nel mar Ionio. Vi sono da citare certamente ilGolfo di Policastro, a nord/ovest a confine con la Basilicata tirrenica, e il golfo di Sibari, a nord/est che comprende la costa della piana di Sibari fino al confine con la Basilicata ionica. La superficie territoriale è suddivisa in 3.604 km2 di montagna, 2.696 km2 di collina e 352 km2 di pianura. La provincia ha anche 228 km di coste, divise quasi equamente fra i mari del Tirreno e dello Jonio, sulle quali sono presenti numerose località balneari.

Castelli in provincia

- castello di Corigliano


- Castello di Belmonte Calabro a Belmonte Calabro, edificato verso il 1270, oggi rimangono i ruderi e i resti della vecchia fortezza; l'edificio fu eretto dal Maresciallo del Regno Drogone di Beaumont, e subì numerose aggiunte architettoniche come le mura di cinta nel 1500;
- Castello Angioino Aragonese di Belvedere Marittimo eretto da Ruggero il Normanno tra la fine del secolo XI e la prima metà del XII secolo;
- Castello Giannone di Calopezzati; del XII secolo; originariamente era una semplice fortezza difensiva, venne poi trasformato in castello residenziale;
Castello di Castrovillari, realizzato in età tardo-medievale, subì una profonda ristrutturazione e modifica introno al 1500 ad opera del re Ferdinando d'Aragona; il castello sorge nel cuore della città;


Castello di Roseto Capo Spulico

- Castrum Petrae Roseti di Roseto Capo Spulico, edificato in epoca normanna sorge a picco sul mare sul Promontorio di Cardone; il castello indicava con molta probabilità, il confine tra i possedimenti diRoberto il Guiscardo e quelli del fratello Ruggiero; venne conquistato e modificato ad opera diFederico II agli inizi del XIII secolo, adottato come confine tra le capitanerie con la quale Federico II aveva diviso il Regno delle due Sicilie; ad oggi è una residenza privata con uso commerciale;
- Castello ducale di Corigliano Calabro, sito nel centro storico della cittadina ionica, arroccato sopra il promontorio che domina la frazione di Schiavonea e parte della Piana di Sibari; costruito nel 1073 ad opera di Roberto il Guiscardo, il castello è stato recentemente ristrutturato ed oggi viene utilizzato per esposizioni artistiche e manifestazioni[;
- Castello feudale di Crosia, fatto edificare nel 1600;
- Castello normanno di Malvito, di origini longobarde, venne poi mutato dai Normanni; l'edificio è posto sull'estrema sommità della collina malvitana, dominando tutto l'abitato;
- Castello ducale di Montegiordano, costruito nel 1600 come fortezza residenziale da parte della famiglia Pignone del Carretto; oggi dopo un profondo restauro si presenta in ottime condizioni;
- Castello Svevo di Rocca Imperiale, fortezza e residenza fatta costruire da Federico II; fu poi ampliata e riadattato intorno al 1500 ad opera di Alfonso d'Aragona, con elementi tipici delle fortezze spagnole; oggi è di proprietà comunale, oggetto di un profondo restauro, dopo che fu ampiamente depauperato di tutti i suoi elementi architettonici, verso la fine del 1800;
- Castello di Sangineto edificato nel XV secolo
- Castello angioino di San Lorenzo del Vallo del XVI secolo; fatto erigere dalla famiglia degli Alarcon, a scopo residenziale; nel 1978 venne dichiarato "Bene di interesse storico- artistico"; in stato di abbandono da circa 30 anni, il castello ha subito un processo di degrado che lo ha reso inagibile; attualmente è chiuso ai visitatori;


Torre normanna di San Marco Argentano

Torri di guardia

- Torre di Rienzo a Cetraro, realizzata nella prima metà del Cinquecento
- Torre di guardia a Guardia Piemontese, risalente al IX secolo circa;
Torre di Fiuzzi a Praia a Mare, eretta su un faraglione della scogliera di Fiuzzi alto 15 metri, su cui era già presente una torre angioina;
- Torre normanna di San Marco Argentano, primo insediamento normanno in Calabria; venne eretta verso la metà dell'anno 1000 ad opera di Roberto il Guiscardo; la torre, alta 22 metri è di forma cilindrica, facente parte di un'antica fortificazione ben più ampia;
- Torre Talao a Scalea, torre costiera fatta edificare nel 1563 da Pedro Afan de Ribera d'Alcalà, Viceré del regno di Napoli;
- Cinta Urbica di Cariati, che delimita l'antico centro storico un tempo fortificato;

Moneta  ritrovata nel parco archeologico di Sibari

Siti archeologici

Parco archeologico di Sibari, dove sono emersi i ritrovamenti delle antiche città di Thurii e Sibari;

- Scavi di Laos, nei pressi di Marcellina, frazione di Santa Maria del Cedro;
- Grotta del Romito a Papasidero: caverna preistorica con incisioni risalenti al paleolitico;
- Blanda antica città rupestre, cui restano alcuni ruderi e testimonianze del luogo, alle porte di Tortora.

Aree naturali

Sila innevata

La provincia di Cosenza accoglie nel suo territorio, due Parchi nazionali e 11 Aree naturali protette (Riserve naturali).

I parchi nazionali sono:


Gole del Raganello

Riserve naturali

Infine vi è anche una Riserva naturale regionale che è la Riserva naturale Tarsia.

Cultura

Statua di Bernardino Telesio

Biblioteche

Biblioteca Nazionale di Cosenza

Università e istruzione

Università della Calabria

Sul territorio provinciale è presente l'Università della Calabria. L'università ha sede ad Arcavacata, frazione di Rende. È un campus universitario con il complesso universitario realizzato negli anni settanta fuori da centri abitati, con la possibilità di poter realizzare residenze per gli studenti, adiacenti all'università.


Musei

Lupo della Sila, opera di Mimmo Rotella, Museo Bilotti

Musei di Cosenza

Musei in provincia

La provincia di Cosenza

Museo civico d'arte contemporanea Silvio Vigliaturo


Museo archeologico di Sibari


Costumi tradizionali Arbëreshë


Museo civico e MAON di Rende



Polo Museale, C.I.S.G. e Abbazia Florense

Altri enti culturali

Accademia Cosentina a Cosenza

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2008 nel territorio provinciale di Cosenza risultano essere iscritti 15.031 stranieri, ripartiti in 6.346 uomini e 8.685 donne

 

Religione
Media

Nella provincia di Cosenza la religione maggiormente diffusa è il Cristianesimo, nella maggior parte nella confessione cattolica. Sono molto numerosi i fedeli di rito greco-bizantino, della minoranza etnica e linguistica albanese. Come nel resto d'Italia sono comunque presenti altre minoranze religiose, quali musulmane, ebree e ortodosse. Nel territorio provinciale si estendono l'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, la diocesi di Cassano allo Ionio, l'Eparchia di Lungro, l'arcidiocesi di Rossano-Cariati e la diocesi di San Marco Argentano-Scalea. Il totale delle parrocchie registrate nelle diocesi della provincia ammontano a 319.

Cinema

La provincia di Cosenza in passato è stata scarsamente protagonista di set cinematografici, se si escludono alcuni importanti pellicole girate sulle montagne della Sila quali Il lupo della Sila, e Il brigante Musolino. A Cosenza e sul Tirreno Cosentino nel 2009 è stato girato il film "Vorrei vederti ballare" interpretato dal cast formato da Alessandro Haber, Gianmarco Tognazzi, Giuliana De Sio, Paola Barale, Chiara Chiti,Adriana Toman, Giulio Forges Davanzati, Franco Castellano (attore). Dal 2007 ogni anno nel capoluogo silano ad aprile si svolge il festival "La Primavera del Cinema Italiano- Premio Federico II", un evento la cui principale connotazione è quella di promuovere il cinema del nostro Paese con particolare attenzione all'incontro diretto con i protagonisti dello spettacolo filmico, le loro proposte, le manie e i miti. La manifestazione si chiude con la cerimonia di consegna del Premio Federico II (statuetta che rappresenta l'ottagono, simbolo della storia della città di Cosenza). Anche Diamante è spesso scelta come location per film cinematografici, fiction e programmi televisivi. Tra i lungometraggi ricordiamo:

Teatro


teatro Rendano

La provincia di Cosenza ospita i seguenti teatri:

Cucina

La cucina della provincia cosentina, si rifà sostanzialmente alla tradizione regionale. Ampio è l'uso dei prodotti della terra, mentre a tavola a far da padrone è il maiale e tutti i suoi derivati. Nelle zone costiere ampio e vario è l'utilizzo di prodotti ittici, mentre nelle aree interne montane si possono assaggiare piatti a base di cacciagione.

Vino

La produzione di vino, eccelle solo in alcune aree provinciali, in particolare tra la Valle del Crati e il Savuto. I vini doc della provincia sono, per ordine geografico:

Comunità montane

Le caratteristiche orografiche dei territori della Provincia, essendo tendenzialmente montagnosi, hanno incentivato il costituirsi di aggregazioni comunali in Comunità Montane. Praticamente tutti i centri delle aree più interne fanno parte di Comunità Montane. Nonostante i alcune modifiche avvenute per decreto regionale sull'ordinamento e il riassetto delle comunità montane calabresi, quelle della Provincia di Cosenza, sono rimaste pressoché immutate, salvo pochi cambiamenti, come ad esempio, l'esclusione di Trebisacce dalla Comunità Montana Alto Ionio.

Aree urbane

Un tratto di Viale Parco "Giacomo Mancini". L'arteria collega Cosenza con Rende e Montalto Uffugo

Con il Piano strategico Cosenza-Rende e area urbana 2008-2020, compreso nel PSU (Piano di Sviluppo Urbano) Cosenza-Rende, si è dato avvio al processo che porterà all'istituzione di una nuova area urbana chiamata "Grande Cosenza" che comprenderà i comuni di Cosenza e Rende in primis, e i comuni di Castrolibero, Montalto Uffugo, Mendicino e Dipignano in seconda fase. Sono giunte a tale decisione le amministrazioni, dopo che, dall'immediato dopoguerra, tutta l'area a valle dell'antico nucleo storico di Cosenza, ha subito un fortissimo processo di urbanizzazione. Il Piano Strategico intende svilupparsi su una prospettiva di medio e lungo periodo, con una visione dell'area urbana Cosenza-Rende incentrata lungo due direttrici (o poli), quello di Cosenza (con servizi, istruzione e cultura) e quello di Rende (università, innovazione e ricerca). Essa è il risultato di un graduale processo di conurbazione iniziato negli anni sessanta che ha dato origine all'attuale città policentrica che si estende senza soluzione di continuità (un continuum urbano di edifici, piazze, infrastrutture, residenze e servizi accessori) nei comuni di Cosenza-Rende. In programma vi è anche la pianificazione di un secondo livello (o anello) economico-urbano, che configurerebbe le relazioni con il resto dell'interland di Cosenza, allo scopo di realizzare un bacino urbano completo, che si configuri nel miglior modo possibile con il resto del territorio, divenendo un'eccellenza in ambito interregionale e nazionale.

Località sciistiche

La provincia accoglie sul proprio territorio alcune località sciistiche, le più importanti delle quali, realizzate sull'altipiano della Sila. Queste sono:


 

 

 

 

 

 

Palazzo del Governo, sede del Consiglio e

del Presidente della Provincia di Catanzaro

 

Gonfalone della Provincia di Catanzaro

File:Provincia di Catanzaro-Gonfalone.png

 

Stemma della Provincia di Catanzaro

Provincia di Catanzaro

La provincia di Catanzaro (pruvincia di Catanzaru in calabrese) è una provincia italiana della Calabria di 368.265 abitanti  con capoluogo Catanzaro.

Confina a ovest con il mar Tirreno, a nord con la provincia di Cosenza, a nord-est con la provincia di Crotone, a est con il mar Ionio, a sud con la provincia di Reggio Calabria e a sud-ovest con la provincia di Vibo Valentia.

Territorio

La provincia di Catanzaro con una superficie di 2.391 km² occupa il 15,9% del territorio regionale e la parte centrale della Calabria. È delimitata a ovest dal mar Tirreno, a nord dalla Sila, a est dal mar Ionio e a sud dalle Serre calabresi. La parte centrale del territorio è costituita dal cosiddetto istmo di Catanzaro, stretta valle allungata di 30 km circa che unisce le due coste dal golfo di Squillace al golfo di Sant'Eufemia e che è il punto più stretto dell'intera penisola italiana. In alcune giornate particolarmente limpide, da alcune zone della provincia, è possibile vedere contemporaneamente il mar Tirreno, il mar Ionio, le isole Eolie ed anche la cima dell'Etna.

Storia

L'attuale territorio provinciale era in antichità la terra abitata dai Vituli, popolazione che adorava il simulacro del vitello. I greci chiamavano "Italoi" gli abitanti della terra compresa tra gli attuali golfi di Squillace e di Sant'Eufemia in riferimento al loro re Italo che secondo la leggenda era fratello di Dardano progenitore della stirpe troiana. Sotto l'imperatore Augusto il nome Italia, venne esteso a tutta l'attuale Calabria e in seguito a tutta la penisola. La provincia di Catanzaro deriva dalla provincia di Calabria Ulteriore II  istituita da Ferdinando IV di Napoli con la Legge riguardante la circoscrizione amministrativa delle Provincie dei Reali Domini di qua del Faro del 1º maggio 1816. La provincia abbracciava i distretti di Catanzaro (nominata Capoluogo), Crotone (oggi Crotone), Nicastro (oggi Lamezia Terme) e Monteleone (oggi Vibo Valentia). In questo periodo, cominciarono ad assumere consistenza fra la popolazione ideali progressisti e liberali, soprattutto nella città di Catanzaro, che divenne uno dei più importanti centri della Carboneria nel Regno. Gli anni che vanno dal 1830 al 1850, furono caratterizzati da diversi moti insurrezionali, soprattutto a Monteleone (Vibo Valentia) e Catanzaro, dove fecero proselitismo anche Luigi Settembrini e Benedetto Musolino, fondatore della Giovine Italia. Il territorio provinciale rimase intatto fino al 6 marzo 1992, quando venne ridimensionato (circa del 50%) con l'istituzione delle due nuove province di Crotone e Vibo Valentia.

Di seguito le variazioni amministrative della provincia:

 


Palazzo del Governo, sede del Consiglio e

del Presidente della Provincia di Crotone

GONFALONE DELLA PROVINCIA DI CROTONE
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